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Fu la civiltà "della frescura e del silenzio". Ma non solo.
Fu anche la civiltà dell' ingegno e dell'operosità. Il
popolo misterioso e affascinante che per quattro secoli
abitò le grotte del Salento non fu un popolo di perdenti.
Crollava il Sacro Romano Impero. Nella regione calarono i
Bizantini, i Goti, i Longobardi, i Franchi, i Saraceni, fino
alla seconda conquista e colonizzazione bizantina, alle
soglie dell'anno Mille. Una cappa di terrore incombeva. Dove
nascondersi? Fu così che nacquero le città sotterranee. Dal
tempo dei tempi la grotta è stata per l'uomo casa, rifugio,
santuario. Lo consentiva la natura del suolo, lo imponeva la
necessità di rifugiarsi, lo suggeriva l'alto costo dei
materiali da costruzione. Poi dalla Grecia giunsero i Monaci
di San Basilio incalzati dalla furia araba e dalla "guerra
delle icone" che lacerava Bisanzio. Furono loro ad
impreziosire quel mondo sepolto con le cripte che ancora
oggi custodiscono gran parte della pittura medievale salentina. Ciò che di più bello ci rimane di quel mondo
sommerso sono infatti le cripte: centinaia di affreschi
raffiguranti santi, Madonne, Cristi. Nel buio della terra le
loro facce risplendono nonostante alcune di esse, per il
lento incedere del tempo, per superstizione e
vandalismo ci appaiono con la testa tranciata o gli occhi
cavati dal piccone.
Per realizzare gli affreschi, i pittori venivano chiamati
dai centri urbani allora più importanti. Gli artisti si rifacevano allo stile in
voga nelle altre province dell'Impero Bizantino (Grecia,
Macedonia, Tracia, Anatolia) con piccole variazioni che
diverranno vere e proprie peculiarità dell'arte
medievale salentina. Le firme che appaiono sono assai rare.
Quasi sempre invece le opere vengono accompagnate dal nome e
da piccole immagini del donatore o del committente. Numerose
le scritte votive per raccomandare l'anima ai santi. |
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