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| Arcangelo Gabriele:
si tratta di una scena dinamica che si stacca
dalla consueta staticità dell'iconografia bizantina.
L'Arcangelo mostra, infatti, segni di dinamicità nei
panneggi svolazzanti e nella posizione che accentua
il passo verso la Vergine. |
| Cristo Pantocratore: vestito di porora, simbolo
di regalità e divinità, assiso sul trono e
benedicente con la mano destra, mentre con la
sinistra regge l'Evangelario. |
| Gruppo di Eustazio: occupa l'abside di sinistra
e prende il nome dal pittore che nel 1020 ha apposto
la firma a chiusura dei lavori, riportando anche il
nome del committente, il Presbitero Aprile. Domina
il blu cobalto e la figura della Vergine, la
Theotòkos (genitrice di Dio). |
| San Teodoro, San
Nicola, Santa Cristina: affrescano il pilastro
tufaceo superstite fin dal XI secolo e raffigurano
il vescovo di Myra benedicente e Santa
Cristina con i suoi tratti caratteristici, quali la
coroncina di perle, le calzature rosse
testimoni delle sue origini persiane e la croce
gemmata, simbolo di fede e resurrezione. |
| Gruppo di Teofilatto: dal nome del pittore
che ha eseguito e firmato l'affresco,
riportando anche i nomi dei committenti, il
Presbitero Leone e la moglie Crisolea e la
data, il il 959 dell'era cristiana. |
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Santa Cristina: l'affresco risale al XIV-XV sec.
e presenta quindi caratteri latini evidenti, segno
del lento e inesorabile declino del rito e della
pittura greca. La figura è velata e la trattazione
dell'incarnato e delle vesti rivela una scelta
chiaroscurale assente dalla pittura bizantina. |
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